Antonio Ranieri è stato l’amico più intimo di Giacomo Leopardi. Il suo personaggio, interpretato da Cristiano Caccamo, è tra i protagonisti della miniserie Leopardi il poeta dell’infinito.
Antonio Ranieri (Napoli, 1806 – Portici, 1888) è stato un patriota, scrittore e politico italiano, noto soprattutto per la sua controversa amicizia con Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti e filosofi della letteratura italiana. Personalità complessa e poliedrica, Ranieri si distinse non solo per il suo legame con Leopardi ma anche per le sue opere letterarie, il suo impegno politico e la sua lotta per i diritti civili.
L’incontro tra Ranieri e Leopardi avvenne a Firenze negli anni Trenta dell’Ottocento. In un periodo di difficoltà economiche e di salute per il poeta di Recanati, Ranieri si offrì di ospitarlo nella sua casa di Napoli, dove insieme alla sorella Paolina si prese cura di lui fino alla sua morte nel 1837.
La loro amicizia, descritta da Ranieri come un “sodalizio fraterno”, fu segnata da momenti di profonda intimità e collaborazione intellettuale. Ranieri scrisse nel suo libro Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi: “Leopardi era un uomo di straordinaria intelligenza e sensibilità, ma anche di una fragilità disarmante. Fu un onore condividere con lui gli ultimi anni della sua vita”.
Nonostante le dichiarazioni di Ranieri, molte delle sue affermazioni furono messe in dubbio dopo la pubblicazione del libro. Ranieri sostenne di aver mantenuto Leopardi a proprie spese, ma documenti successivi, tra cui lettere e cambiali, dimostrarono che fu il poeta a sostenere economicamente il suo amico e la sua famiglia, grazie alle modeste rendite inviate dai genitori.
Queste rivelazioni scatenarono aspre critiche nei confronti di Ranieri. Lo studioso Giuseppe Piergili, nel volume Nuovi documenti intorno alla vita e agli scritti di Giacomo Leopardi (1892), smentì molte delle affermazioni del libro di Ranieri, definendolo un tentativo di appropriarsi del merito della grandezza leopardiana.
Oltre al suo legame con Leopardi, Ranieri fu un attivo partecipante alla scena politica e culturale del suo tempo. Scrisse opere come Ginevra o l’orfanella della Nunziata, in cui denunciò gli abusi subiti dai trovatelli nell’Ospizio degli Orfanelli di Napoli, e Il frate Rocco, un romanzo filosofico che gli procurò molte inimicizie.
Dal 1861 al 1881 fu deputato al Parlamento del Regno d’Italia, dove si occupò principalmente della questione meridionale, cercando di evidenziare i problemi sociali ed economici del Sud Italia.
Nonostante le polemiche, il nome di Antonio Ranieri rimane indissolubilmente legato a quello di Giacomo Leopardi. Ranieri si impegnò a promuovere e pubblicare le opere del poeta, contribuendo alla diffusione della sua eredità culturale. Per alcuni, fu un amico devoto; per altri, una figura ambigua che sfruttò la fragilità e la genialità del poeta.
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