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Le Iene: Monteleone e la storia di Daniel, morto in Francia nel carcere di Grasse

Torna, con un nuovo appuntamento, Le Iene stasera martedì 28 febbraio 2023 in prima serata su Italia 1. Belén Rodriguez conduce una nuova puntata dello show insieme ai comici Max Angioni, Eleazaro Rossi e Nathan Kiboba.

Ospite della serata la cantante c’è Mara Sattei, un’altra artista recentemente impegnata al Festival di Sanremo 2023 (con il brano “Duemilaminuti”).

Il servizio di Antonino Monteleone

Nella puntata: Antonino Monteleone si occupa della tragica vicenda di Daniel Radosavljevic, un ragazzo di vent’anni, morto il 18 gennaio in Francia nel carcere di Grasse.

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L’inviato raccoglie le testimonianze della madre che oggi chiede di conoscere le cause che hanno portato alla morte di suo figlio. Per le autorità giudiziarie il ragazzo si sarebbe suicidato in cella, ma i documenti che hanno in mano i suoi familiari racconterebbero una storia fatta di violenza.

loro possesso anche un memoriale scritto da Daniel durante la sua detenzione che suonerebbe come un vero e proprio grido d’aiuto. Monteleone, ieri a Reims, ha incontrato il Ministro della Giustizia francese Éric Dupond-Moretti.

Alcuni dettagli della storia

E alla domanda ai parenti su cosa possa essere accaduto risponde, arriva la: “Ha litigato con un altro detenuto. La sorveglianza lo ha messo in cella con una diversa persona. Daniel non era d’accordo, si è arrabbiato e la guardia carceraria lo ha picchiato”.

Il 24 gennaio la madre raggiunge l’istituto francese per recuperare gli effetti personali del figlio. Qui altri due elementi sembrano alimentare i sospetti intorno al presunto suicidio: i segni sul suo corpo e il contenuto di alcune sue lettere.

Il cadavere sembra riportare una ferita alla testa e una al costato, un mignolo rotto e parti di unghie spezzate. Ma non sono stati individuati segni sul collo che possano rimandare a una impiccagione.

D’altra parte, gli appunti scritti da Daniel. In un foglio che riporta la data dell’11 dicembre si legge: “So che pensate che io abbia infamato Isham, ma andate a chiedere alle guardie di informarsi chi è stato a parlare. Ripeto, preferisco morire che fare l’infame”.

E ancora: “Queste sono le parole con cui affronterò i detenuti. Non so se oggi morirò, ma se così accadrà sono morto per la verità”. In un altro scritto scrive: “Ho preso le mie cose e mi sono diretto da chi mi sentivo al sicuro. Mi sono acceso una sigaretta per tranquillizzarmi”.

Dalle carte emerge dunque quel tessuto di relazioni che vige in qualsiasi prigione: i rapporti tra i detenuti sono governati da gerarchie interne che determinano alleanze e inimicizie, complicità e contrasti.

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Maria Luisa Landi

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